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Campione del mondo

Mi chiamo Mauro Galvano e sono stato campione mondiale di pugilato. Ora posso dire che la vita ha un gusto diverso per chi, come me, è uscito dall’alcol.

Sì, dall’alcol si può uscire ed iniziare un nuovo viaggio, un’esperienza unica verso la scoperta dello “sballo” di una vita sana. Mi sento come un bambino che fa con entusiasmo ed allegria le sue prime scoperte verso un mondo che appare luminoso, nonostante tutti i suoi misteri.

Ma dietro ogni alcolista c’è una famiglia che soffre in silenzio: angoscia, sofferenza, fallimenti, sentimenti violati e, a differenza dei loro cari col problema, i familiari non hanno scelto la via dell’alcol: è stata loro imposta. Nell’alcol non ci sono solo storie di alcolizzati, ma anche storie di madri, padri, fratelli, mogli, mariti o figli costretti a vivere quest’incubo, loro malgrado.

Come padre e marito, voglio lanciare o per meglio dire (nel mio linguaggio di ex pugile) sferrare un attacco con tutta la mia forza e tecnica (come se fossi su un ring, a disputare un incontro mondiale contro l’alcol) per far capire ai giovani che una persona può avere tutto dalla vita: felicità, onore, rispetto, famiglia, lavoro e tutto quello che una persona può desiderare, senza usare alcol.

Per mia esperienza personale, nella vita ho avuto tutto e forse anche di più. Sono stato per tre volte campione del mondo e pensavo che veramente niente e nessuno mi potesse togliere tutto quello che avevo acquisito negli anni, ma mi sbagliavo.

Dopo aver perso il titolo mondiale, iniziai casualmente a bere alcolici perché sembrava mi aiutassero a dimenticare, ma mi sbagliavo.

Man mano che andavo avanti, i miei problemi si espandevano e, come un nido di formiche, non finivano mai, ma si moltiplicavano sempre di più senza che riuscissi a fermarli.

Mi è successo di tutto, ma la cosa che ancora oggi non riesco a dimenticare era la violenza che l’alcol mi provocava. Proprio per questi motivi, purtroppo, per sbagli dovuti all’abuso di alcol, mi sono ritrovato a provare anche il carcere.

Oggi, nonostante tutte le mie vicende, posso veramente dire di aver ritrovato me stesso e la mia serenità. Tutto questo lo devo al programma Narconon e ai suoi operatori. Al centro Narconon ho trovato una vera famiglia che mi ha fatto crescere e capire tutti i miei sbagli. Oggi ritorno a camminare a testa alta.

Il messaggio che voglio dare è quello di non arrivare a questi eccessi per poi ritrovarsi, come si suol dire, un pugno di mosche in mano. Ragazzi, non vi fate comandare da una sostanza liquida, ma siate voi a comandare la vostra vita.

E un consiglio per chi ha già toccato il fondo… fate qualcosa! Chiamate il centro Narconon dove c’è sempre un amico che vi ascolta per darvi dei buoni consigli.

Grazie di cuore, Narconon.