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La dipendenza dall’ecstasy

Coloro che fanno uso di MDMA, o ecstasy, possono andare incontro a problemi simili a quelli in cui si imbattono coloro che fanno uso di anfetamine e cocaina, inclusa la dipendenza. Oltre ai suoi effetti gratificanti, la MDMA crea effetti psicologici che possono includere confusione, depressione, disturbi del sonno, ansietà e paranoia al momento della sua assunzione e a volte anche a distanza di settimane. Gli effetti fisici possono includere tensione muscolare, stretta involontaria e spasmodica dei denti, nausea, offuscamento della vista, svenimento, brividi o sudorazione.

Altri effetti sono aumento del battito cardiaco e  pressione sanguigna che costituiscono un rischio particolarmente per persone con malattie cardiache e circolatorie. Decessi causati da MDMA sono stati riportati essersi verificati durante le feste notturne in larga scala chiamate “rave”. Gli effetti stimolanti della droga infatti, che permettono di ballare per estesi periodi di tempo a chi ne fa uso, in combinazione con le condizioni di caldo e affollamento dei "rave", possono condurre a disidratazione, ipertermia e arresto cardiaco o renale. L’uso della MDMA danneggia i neuroni responsabili della serotonina nel cervello. La serotonina è considerata avere ruolo nella regolazione dell’umore, della memoria, del sonno e dell’appetito. Recenti ricerche indicano come l’uso pesante di MDMA causi persistenti problemi di memoria nell’essere umano. 

 

Danni cerebrali a lungo termine causati dall’uso di ecstasy

La MDMA (3,4-methylene-dioxy-meth-amphetamine), ha un effetto stimolante che causa uno stato di euforia e di allerta simile a quello causato dalla cocaina e dalle anfetamine. Causa inoltre stati allucinogeni del tipo di quelli della mescalina. Usata inizialmente negli anni ottanta, la MDMA viene spesso usato ai “rave”.

Secondo le scoperte di nuove ricerche riportate nel numero del 15 giugno della rivista The Journal of Neuroscience, la droga pesante di sintesi ecstasy, o MDMA, crea danni a lungo termine in aree cruciali del cervello per i processi del pensiero e della memoria.  Tramite un esperimento effettuato su scimmie scoiattolo, alcuni ricercatori della John Hopkins University hanno dimostrato come solo quattro giorni di esposizione alla droga avessero causato danni che ancora persistevano sei o sette anni più tardi.  Queste scoperte aiutano a convalidare precedenti ricerche del team della Hopkins effettuate su esseri umani, che mostrano che gli individui che avevano assunto la MDMA ricevevano punteggi bassi quando sottoposti a test di memoria.

“Il sistema della serotonina, che viene compromesso dalla MDMA, è fondamentale per  l’integrazione da parte del cervello delle informazioni e delle emozioni”, dice il Dr. Alan I. Leshner, direttore del National Institute of Drug Abuse  (NIDA), che fa parte dei "National Institutes of Health" americani, che finanziarono la ricerca.
“Come minimo, le persone che prendono la MDMA, anche solo poche volte, rischiano problemi di apprendimento e di memoria a lungo termine e forse anche permanenti".

I ricercatori scoprirono che le cellule del cervello (neuroni) danneggiate dalla MDMA sono quelle che usano la sostanza chimica serotonina per comunicare con altri neuroni. Il team della Hopkins University aveva anche precedentemente condotto delle ricerche tramite risonanza magnetica del cervello su persone facenti uso di MDMA, in collaborazione col National Institute of Mental Health, che mostrarono danni estesi ai neuroni della serotonina.

In questo nuovo studio, i ricercatori della Hopkins University amministrarono ad alcune delle scimmie MDMA e ad altre acqua salata due volte al giorno per 4 giorni. Dopo due settimane, gli scienziati esaminarono il cervello di metà delle scimmie. Poi, dopo circa sei o sette anni, i cervelli delle scimmie rimanenti vennero esaminati, tenendo conto dei parametri di verifica per la loro età.

Il Dr. George Ricaurte e i suoi colleghi trovarono che nei cervelli delle scimmie esaminate per prime, dopo due settimane, la MDMA aveva causato un danno ai neuroni della serotonina, maggiore in alcune parti del cervello che in altre. Aree particolarmente colpite erano la neocorteccia (la parte esterna del cervello dove si ritiene che avvenga il pensiero cosciente) e l’ippocampo (che gioca un ruolo chiave nella formazione della memoria a lungo termine).

Lo stesso danno si rivelò ancora apparente, anche se in misura minore, nei cervelli delle scimmie che avevano ricevuto la MDMA durante lo stesso periodo, sebbene non avessero ricevuto MDMA per sei o sette anni. In contrasto, nessun danno era riscontrabile nei cervelli di quelle che avevano ricevuto solo acqua salata.
“Un certo livello di recupero dei neuroni della serotonina era apparente nei cervelli delle scimmie a cui era stata somministrata la MDMA sei o sette anni prima” disse il Dr. Ricaurte “ma questo era avvenuto solo in certe regioni del cervello e non era mai completo. Altre regioni del cervello non mostravano nessuna evidenza di recupero”.


L’ecstasy danneggia il cervello e la memoria negli esseri umani

Uno studio effettuato col supporto del NIDA ha provveduto la prima evidenza diretta che l’uso costante di MDMA, comunemente famosa come “ecstasy”, crea danni cerebrali nelle persone. Usando tecniche avanzate di risonanza magnetica del cervello, lo studio scoprì che l’MDMA danneggia i neuroni che rilasciano la serotonina, una sostanza chimica prodotta dal cervello che gioca un ruolo importante nella regolazione della memoria e di altre funzioni. In uno studio connesso, i ricercatori trovarono che persone che fanno uso pesante di MDMA hanno problemi di memoria che persistono per almeno due settimane dopo aver smesso di assumere la droga. Entrambi gli studi suggeriscono che l’estensione del danno sia direttamente correlata all’ammontare di MDMA assunta.

“Il messaggio proveniente da questo studi è che la MDMA cambia il cervello con conseguenze funzionali a questi cambiamenti” ha detto il Dr.  Joseph Frascella del Division of Treatment Research and Development del NIDA. Questo messaggio è particolarmente significativo per i giovani che partecipano ai “rave”, che sono popolari in molte città della nazione americana. Studi epidemiologici del NIDA indicano che l’uso di MDMA è cresciuto rapidamente negli ultimi anni tra gli studenti dei college e fra i giovani che partecipano a questo tipo di raduni.
 

 

                                         

  Queste immagini del cervello mostrano l'attività della serotonina lungo un periodo di tempo di quaranta minuti in un soggetto non facente uso di MDMA (sopra) e uno facente uso di MDMA (sotto) Le parti scure nel cervello del soggette facente uso di MDMA mostrano i danni dovuti a uso costante di MDMA


Nello studio delle risonanze magnetiche del cervello, i ricercatori usarono la tecnica della tomografia a emissione di positroni, o PET (NdT: dall’inglese positron emission tomography) per prendere immagini del cervello di quattordici persone facenti uso di MDMA, i quali non avevano fatto uso di nessun tipo di droga per almeno tre settimane, incluso la MDMA.  Furono prese anche immagini del cervello di quindici persone che non avevano mai preso la MDMA. Entrambi i gruppi erano dello stesso livello di età e d’istruzione, con lo stesso numero di uomini e donne.

Negli individui che avevano usato MDMA in precedenza, le immagini PET mostrarono una diminuzione rilevante del numero dei trasportatori della serotonina, ossia i luoghi sulla superficie dei neuroni che riassorbono la serotonina dallo spazio tra le cellule dopo che questa ha completato il suo lavoro. La riduzione duratura dei trasportatori della serotonina si manifestò lungo tutto il cervello e le persone che avevano fatto uso più spesso di MDMA avevano anche perso più trasportatori di serotonina di altre che erano ricorsi alla droga con minore frequenza.

Studi precedenti tramite la tecnica del PET effettuati su babbuini produssero anche immagini indicanti che la MDMA aveva indotto riduzioni a lungo termine del numero di trasportatori della serotonina. L’esame dei tessuti del cervello degli animali procurò l’ulteriore informazione che la perdita di trasportatori di serotonina, osservata nelle immagini PET, corrispondeva all’attuale perdita di terminazioni nervose della serotonina contenenti trasportatori nei cervelli dei babbuini. “Basandoci su quanto trovato nei nostri studi sugli animali, sosteniamo che i cambiamenti rivelati dalle immagini PET sono probabilmente da mettere in relazione ai danni subiti dalle terminazioni della serotonina riscontrati negli individui che avevano fatto uso di MDMA” ha detto il Dr. George Ricaurte della John Hopkins Medical Institute di Baltimora. Il Dr. Ricaurte è il principale ricercatore per entrambi gli studi, che fanno parte di un progetto di ricerca clinica per l’accertamento degli effetti a lungo termine della MDMA.

“La vera domanda da porsi in tutti gli studi di risonanze magnetiche è quale sia il significato di  questi cambiamenti in termini di conseguenze funzionali” ha detto il Dr. Frascella del NIDA. Per aiutare a risolvere questa domanda, un gruppo di ricercatori, inclusi scienziati della John Hopkins e del National Institute of Mental Health che avevano lavorato allo studio delle risonanze magnetiche, hanno cercato di accertare gli effetti dell’uso cronico di MDMA sulla memoria.  In questo studio, i ricercatori sottoposero a diversi test standard di memoria ventiquattro individui che avevano fatto uso di MDMA in precedenza, ma che non l'avevano assunta per almeno 2 settimane e altri ventiquattro che non  ne avevano invece mai fatto uso. 

Entrambi i gruppi si eguagliavano per età, sesso, livello di istruzione e vocabolario. Lo studio trovò che, paragonati ai non facenti uso di MDMA, coloro che ne facevano un uso pesante avevano significativi danni alla vista e alla memoria verbale.  Com’era stato trovato nello studio delle risonanze magnetiche del cervello, gli effetti dannosi della MDMA risultarono essere in relazione alle dosi assunte: più MDMA era stata usata dalle persone, maggiore era la difficoltà che queste incontravano nel ricordare cosa avessero visto e udito durante i test. I danni alla memoria, trovati in chi faceva uso di MDMA, sono fra le prime conseguenze funzionali di danni ai neuroni della serotonina prodotti dalla droga stessa.

Studi recenti condotti nel Regno Unito hanno anche riportato danni alla memoria in color che usano MDMA, accertati entro pochi giorni dal loro ultimo uso della droga. “Il nostro studio estende, ad almeno due settimane dall’ultima assunzione della droga, il danno alla memoria prodotto dalla MDMA e di conseguenza mostra che gli effetti della MDMA sulla memoria non possono essere attribuiti ad astinenza o a effetti residui della droga” ha detto il Dr. Karen Bolla della John Hopkins, che ha aiutato a condurre lo studio. I ricercatori della John Hopkins e del National Institute of Mental Health furono anche in  grado di collegare i problemi di  memoria trovati in persone facenti uso di MDMA alla perdita di funzionalità dei neuroni della serotonina nel cervello, misurando il livello di un metabolita della serotonina nel fluido spinale di alcuni dei partecipanti allo studio. Queste misurazioni mostrarono che le persone facenti uso di MDMA avevano livelli del metabolita inferiori rispetto a coloro che non avevano usato la droga. Inoltre, coloro che avevano il livello più basso del metabolita avevano anche i maggiore problemi di memoria.

L’insieme di questi risultati dà supporto alla conclusione che la neuro tossicità della serotonina nel cervello indotta da parte della MDMA può spiegare i persistenti problemi di memoria riscontrati in chi fa uso di questa droga, come asserito dal Dr. Bolla. La ricerca delle conseguenze funzionali dei danni prodotti dalla MDMA sui neuroni che producono la serotonina nell’uomo è ancora agli inizi  e gli scienziati che hanno condotto gli studi non possono affermare in modo definitivo che i danni ai neuroni della serotonina nel cervello, mostrati dallo studio delle risonanze magnetiche, siano la causa dei problemi di memoria riscontrati fra le persone che fanno uso cronico della droga. In ogni caso, “Questo è ciò che ci preoccupa ed è certamente la spiegazione più ovvia per i problemi di memoria che alcuni individui facenti uso di MDMA hanno sviluppato” ha detto il Dr. Ricaurte.

Risultati provenienti da un altro studio della John Hopkins e del National Institute of Mental Health suggerisce a questo punto che l’uso di MDMA può condurre a problemi di altre funzioni cognitive oltre a quelle della memoria, come la capacità di ragionamento verbale o del mantenimento dell'attenzione. I ricercatori stanno continuando a esaminare gli effetti dell'uso continuo di MDMA sulla memoria e su altre funzioni in cui sia coinvolta la serotonina, come l'umore, il controllo degli impulsi e il sonno.

Quanto a lungo i danni cerebrali indotti dalla MDMA possano durare e quali siano le conseguenze a lungo termine di tali danni sono altre domande a cui i ricercatori stanno cercando di trovare una risposta. Studi su animali, che documentarono per primi gli effetti neuro tossici della droga, suggeriscono che la perdita di neuroni della serotonina nell’uomo possa durare per diversi anni e probabilmente essere permanente. “Sappiamo che i danni al cervello sono ancora presenti nelle scimmie dopo 7 anni dall’interruzione dell’uso della droga” ha detto il Dr. Ricaurte. “Non sappiamo semplicemente se abbiamo a che fare con un tale effetto a lungo termine anche nell’uomo”.

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